Passa ai contenuti principali

Ricami di luce

Palazzo Morando è in corso in questo periodo una piccola ma curatissima mostra che, selezionando alcuni abiti dell'immenso patrimonio vestimentario del museo, vuole dare risalto alla consuetudine di decorare e impreziosire le proprie vesti con ricami di luce.


Quelli che ora noi chiamiamo lustrini e paillettes sono l'evoluzione dell'antica arte di applicare monete d'oro sugli abiti, sia come ornamento che come dimostrazione di potere e rango sociale.
La mostra di Palazzo Morando espone opulente e preziose vesti a partire dagli ultimi decenni del Settecento, come questo abito ricamato in seta e oro filato, con applicazioni di paillettes metalliche e lamine smaltate...


Lustrini e ricami scintillanti non appartengono però solo all'abbigliamento femminile.
Anche gli abiti maschili si rivestono di luce, in particolare le uniformi civili indossate da coloro che ricoprono incarichi di prestigio o dagli ospiti delle cerimonie di corte...




Di particolare interesse è soprattutto l'abito in costruzione, un abito non finito che pare sia appartenuto alla Principessa Baciocchi, cioè a Elisa Bonaparte, sorella di Napoleone...


Sono le parti di un abito di altissimo livello, destinato ad essere indossato ad un evento di corte, probabilmente un vestito di riserva, pronto per essere terminato all'occorrenza, che però non si è mai presentata...



Le paillettes diventano decori leggeri ed evanescenti sugli abiti di fine Ottocento e primi Novecento, creando punti luce su pizzi delicati...


Le potenzialità decorative delle paillettes si affermano a partire dagli anni '20, ricoprendo interamente i tessuti, come in questo sontuoso mantello in tulle di seta, ricoperto con paillettes di gelatina...



o questo vaporoso e luminoso abito degli anni '50 in tulle di cotone, ricamato con paillettes sfaccettate in PVC, perline e perle sintetiche...


Nuovi colori, nuove tecniche di applicazione, nuovi materiali compaiono negli anni '60, come le paillettes di plastica iridescente a cerchio e a corolla...



fino ad arrivare a lavorazioni più complesse ed articolate negli anni '80, come in questo abito di Oleg Cassini che si trasforma in un quadro, dove le pennellate di colore sono rese proprio dalle paillettes...


Un accenno alla moda contemporanea è dato da un abito bustier in organza ricoperto da macro paillettes iridescenti della collezione P/E 2003 di Giorgio Armani...



e dall'abito in crespo di seta con applicazioni in lurex ricamato con paillettes in PVC metallizzato della collezione A/I 2004-2005 di Roberto Cavalli...


Ai visitatori viene regalato un piccolo catalogo a integrazione della mostra.

Ricami di Luce
Paillettes e lustrini nella moda di Palazzo Morando
1770-2004
fino al 2/7/2017
Info per orari e costi QUI
Il biglietto della mostra consente inoltre la visita alla Pinacoteca e alle Sale nobiliari e, fino al 9/4/2017 anche alla mostra Manolo Blahnìk - The Art of Shoes
 

Commenti

I post più letti della settimana

Fagiolini viola

Non sono una novità, i fagiolini viola sono in commercio già da parecchi anni ma io li ho comprati per la prima volta solo in questi giorni.


Il bel colore viola scuro riguarda però solo l'esterno dei fagiolini che, spezzandoli, rivelano l'interno verde...


Li ho fatti lessare come mia abitudine ma, non appena l'acqua ha cominciato a riscaldarsi, i fagiolini viola hanno rapidamente cambiato colore...




e sono diventati completamente verdi...


Sinceramente, una volta cotti, mi sono sembrati uguali nel gusto ai fagiolini normali e, avendo perso il bel colore viola, hanno perso a mio parere il loro aspetto più interessante.
Ma questa è ovviamente la mia personalissima opinione e io non sono notoriamente una buongustaia che sa apprezzare le sfumature di gusto.
Di positivo ho notato invece la totale assenza del 'filo'.
Ho letto che si possono mangiare crudi, magari aggiungendoli a pezzetti nelle insalate, sfruttandone così la loro particolarità cromatica.
E perciò ci ho provato anch…

La pianta dai semi a cuore

Il nome botanico di questa pianta suona un po' bizzarro e difficile da ricordare: Cardiospermum halicacabum.
Se invece ti dico che nei Paesi dove è largamente coltivata viene chiamata comunemente Love-in-a-Puff Vine o anche Heartseed, non ti sembra già meglio?
Io l'ho scoperta per la prima volta anni fa, nell'Orto Botanico di Valmadrera, dove i suoi frutti simili a gonfi palloncini verdi avevano subito catturato la mia attenzione.
Il curatore dell'Orto Botanico, accortosi del mio interesse, mi aveva generosamente regalato una manciata di semi che avevo custodito fino alla primavera successiva.
Purtroppo io sono una seminatrice pigra, infilo i semi a caso qua e là senza mettere cartellini nei vasi e poi...lascio fare alla natura!
Capita così che in seguito alle mie sconsiderate abitudini e alla mia pessima memoria, nei pochi ma deleteri raptus di pulizia del giardino io estirpi germogli e svuoti vasi, salvo poi rendermi conto del disastro compiuto solo dopo qualche mese.
E pr…