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Vivian Maier - La mostra di Monza

Una delle mostre più attese dell'autunno monzese è senza dubbio quella dedicata a Vivian Maier,  fotografa americana,  donna del mistero ma anche bambinaia della middle-class di Chicago per 40 anni.
Avevo conosciuto l'incredibile storia di Vivian Maier un paio d'anni fa grazie al film-documentario Finding Vivian Maier ed ero curiosa di poter vedere dal vivo qualcuna delle sue ormai celebri foto che nessuno avrebbe mai visto se non fosse stato per una scoperta del tutto casuale fatta da John Maloof, che ora è diventato il proprietario e il curatore dell'immenso archivio fotografico lasciato da Vivian Maier.
La storia di questa donna è davvero curiosa e ora te la racconto in breve...


Nel 2007 un ragazzo americano, John Maloof appunto,  alla ricerca di materiale inedito sulla città di Chicago del 1900, comprò ad un'asta un vecchio baule che conteneva centinaia di negativi e di rullini ancora da sviluppare.
Dopo aver stampato qualche foto, il ragazzo si rese subito conto del valore di quelle fotografie che documentavano non solo la vita di Chicago fra gli anni '50 e '60, ma che rivelavano il talento e la sensibilità di una grande fotografa.
Eppure nessuno la conosceva o aveva mai visto una foto di Vivian Maier!
Con pazienza e tenacia, John Maloof iniziò dunque la ricerca di questa fotografa misteriosa...
Riuscì a recuperare altri bauli appartenuti alla donna che nel corso della sua vita aveva accumulato un enorme quantità di materiale: giornali, scontrini, ricevute, assegni mai incassati, ma soprattutto centinaia, migliaia di fotografie.
Scoprì che per vivere aveva fatto la bambinaia e così cominciò a contattare le famiglie e i bambini con cui aveva vissuto.


Tutti coloro che avevano conosciuto Vivian Maier la descrissero a Maloof come una donna molto singolare, solitaria, dall'aspetto severo e vestita con abiti fuori moda, che portava sempre al collo la macchina fotografica, una Rolleiflex, con la quale ogni giorno scattava foto.
Il suo stipendio lo spendeva interamente in rullini e per pagare i depositi dove conservava i suoi bauli.
Nessuno aveva mai visto le sue foto, a nessuno le aveva mai mostrate.



Era molto riservata e non raccontava nulla di sè, eppure per quarant'anni ha vissuto con diverse famiglie, prendendosi cura dei loro bambini.
E proprio con i bambini ogni giorno Vivian usciva per le strade di Chicago, percorrendo anche le vie dei bassifondi.
La città era una fonte inesauribile di situazioni e persone che Vivian Maier ha documentato con prontezza, unita a una personale visione ironica e tagliente.


Perchè non ha mai mostrato le sue foto a nessuno?
Quale era il suo progetto?
Sono domande rimaste senza risposta ma le sue fotografie, oltre a documentare la vita di una città in un periodo preciso di tempo, sono in realtà le immagini di ciò che lei ha visto, sono la sua esperienza di vita, sono una sorta di diario fotografico.
I 'suoi' bambini ricordano i giochi che inventava, assegnando a ognuno di loro dei ruoli e dei personaggi da interpretare.
Ma quando essi le domandavano 'E tu che personaggio fai?' lei rispondeva sempre 'Io faccio la donna misteriosa.'
E molti dei suoi autoritratti la rappresentano proprio così, come dei vestiti privi di contenuto...


o delle ombre scure...




Attualmente, grazie a smartphone e compatte, siamo diventati tutti fotografi, fissiamo immagini in ogni luogo e a qualsiasi ora del giorno e della notte, per non parlare degli infiniti selfie.
Eppure, nonostante il bombardamento di immagini a cui siamo sottoposti quotidianamente, le fotografie di Vivian Maier rappresentano una scoperta ancora più sorprendente.


Da anni le sue fotografie, grazie a John Maloof, stanno girando il mondo e il suo nome viene ormai associato a quello dei più grandi street-photographer.
Eppure aggirandomi nella sala della mostra di Monza mi chiedevo se lei avrebbe gradito tutta questa fama.
Come avrebbe reagito se solo avesse saputo che le sue immagini tenute da lei gelosamente segrete sarebbero state viste da milioni di persone?

Prima di uscire dalla mostra, accanto agli autoritratti della fotografa americana, una serie di specchi appesi alla parete sembra messa apposta per invitare il visitatore a cimentarsi nel proprio autoritratto alla maniera di Vivian Maier...


La mostra 'Vivian Maier - Nelle sue mani'
all'Arengario di Monza 
fino all'8 gennaio 2017
Info su orari e biglietti qui

Se vuoi approfondire l'argomento, questo è il sito ufficiale  di Vivian Maier, curato da John Maloof.

Commenti

  1. Avevo già sentito di quest'artista e dei suoi rullini non sviluppati. Mi sono fatta un'idea del suo modo di fare: come ogni hobby che appassiona,ci spendi soldi ( quello che ci si può permettere )conservi e non ha importanza esibirlo agli altri.Si fa per se stessi, poi se un domani qualcuno apprezzerà, ben venga...
    Ciao e buon w.e.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, sono sicura anch'io che non avesse nessuna intenzione di mostrarle agli altri ed è ciò che mi lascia perplessa davanti a tutto il baraccone messo in piedi in questi anni a nome suo.
      Intendiamoci, sono delle belle foto che meritano di essere viste, ma a mio parere non era per niente quello che voleva lei.
      L'unica cosa invece che non capisco è il fatto che nemmeno lei stessa le abbia mai volute (o potute?) vedere.
      Buon fine settimana anche a te, ciao! :)

      Elimina

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